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    <ns1:title language="it">Uovo elettrico</ns1:title>
    <ns2:alt_title language="en">Electric egg</ns2:alt_title>
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    <ns1:description language="it">L’uovo elettrico, o “uovo filosofico”, diventò nell’Ottocento lo strumento classico per dimostrare gli effetti luminosi delle scariche elettriche nell’aria o in altri gas a pressioni ridotte. Consiste in un globo di vetro di forma ellissoidale munito alla base e alla sommità di ghiere in ottone. Attraverso la ghiera superiore penetra un elettrodo in ottone, alla cui estremità interna si trova una sfera in ottone mentre all’esterno termina con un anello munito di un serrafili. La ghiera inferiore sostiene un secondo elettrodo interno; anch’esso termina con una sfera in ottone. Questo elettrodo può scorrere su e giù grazie ad un dispositivo a pignone e cremagliera azionato da una vite laterale. Lo strumento poteva essere fissato ad una pompa pneumatica per crearvi un certo grado di vuoto. Un rubinetto posto vicino alla base permetteva di aprire e chiudere il collegamento fra l’interno dell’uovo e l’esterno. La manopola del rubinetto è anch’essa, come l’anello superiore, munita di un serrafili. Collegando i due elettrodi ad una macchina elettrostatica o ad un rocchetto di Ruhmkorff, si potevano osservare gli effetti luminosi delle scariche elettriche, diversi a seconda della pressione interna. Come scrive Ganot, si osservava in particolare “con una forte macchina” elettrostatica, “da una palla all’altra una luce violacea, poco intensa e continua”, mentre “se si lascia rientrare l’aria a poco a poco […] la luce, che ritorna bianca e brillante, non appare più che sotto forma di scintilla ordinaria” Introducendo nell’uovo elettrico, dopo avervi rarefatto l’aria, del vapore d’olio essenziale di trementina, o di alcool, o altro, e collegando l’uovo ad un rocchetto di induzione, si osservava una sorta di stratificazione della luce all’interno dell’uovo. Essa appariva “sotto la forma di una serie di zone alternativamente brillanti ed oscure, formando come una pila di luce elettrica fra i due poli”. Si notava inoltre che “la luce del polo positivo il più delle volte è rossa, e quella del polo negativo violetta. Però la tinta cambia col vapore o col gas introdotto nel globo”.</ns1:description>
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    <ns1:description language="it">Per l&apos;immagine ad alta risoluzione, rivolgersi al Museo di Storia della Fisica museo.fisica@unipd.it</ns1:description>
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