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    <ns1:title language="it">Accendilume a idrogeno</ns1:title>
    <ns2:alt_title language="en">Hydrogen-powered electric lamp-lighter</ns2:alt_title>
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    <ns1:description language="it">L’apparecchio è costituito, per la parte inferiore, da una scatola di legno che contiene un elettroforo, il cui piatto di resina è inserito in una cassetta di legno quadrata rivestita di stagno ed estraibile. Il disco in ottone dell’elettroforo è invece fissato ad una cordicella che può essere tirata dall’esterno per sollevare il disco stesso. Una placca di legno, oggi mancante, permetteva in origine di chiudere completamente la scatola di legno. Sopra questa scatola è montata una bottiglia munita di una fascia d’ottone alla base e di un coperchio, anch’esso d’ottone, alla sommità. Attraverso il coperchio penetra nella bottiglia un tubo d’ottone che all’esterno s’inserisce in una ghiera d’ottone munita di un rubinetto e sormontata da una grossa sfera anch’essa d’ottone. Questa sfera conteneva acido solforico. Quando il rubinetto era aperto, l’acido cadeva nel recipiente sottostante dove agiva su pezzi di zinco o di ferro, liberando gas idrogeno. Dalla ghiera, sotto il rubinetto, parte un tubo orizzontale che termina in un beccuccio dal quale poteva uscire il gas idrogeno prodotto. Prima del beccuccio, il tubo è munito di un rubinetto. Al di sopra del beccuccio arrivano i due elettrodi di un piccolo scaricatore a punta. Uno degli elettrodi è connesso, mediante un’asticella di rame, ad un piccolo cilindro d’ottone ricoperto di ceralacca che attraversa la lastra superiore della scatola di legno e che, all’interno di questa, porta un’asticella d’ottone ricurva alla cui estremità si trova una piccolissima sfera. Un porta candela d’ottone collegato ad una puleggia è anch’esso fissato vicinissimo al beccuccio di uscita dell’idrogeno. Tirando una cordicella si aziona tutto il sistema: si apre il rubinetto e l’idrogeno inizia a uscire dal beccuccio. Contemporaneamente viene sollevato il piatto dell’elettroforo, che comunica allora la propria carica alla piccolissima sfera collegata allo scaricatore, e tra i due elettrodi di quest’ultimo passa una scintilla. L’idrogeno allora s’infiamma e contemporaneamente la trazione della cordicella, mediante la puleggia, fa piegare il porta candela portandolo sopra il beccuccio; in tal modo la candela si accende e torna alla sua posizione. Questo dispositivo venne ideato intorno al 1777 da Alessandro Volta, il quale lavorò parecchio sulle proprietà sia dell’idrogeno, all’epoca conosciuto come “aria infiammabile” o “aria infiammabile metallica”, sia del metano, chiamato da Volta “aria infiammabile delle paludi”.</ns1:description>
    <ns1:keyword language="it">Accendilume a idrogeno</ns1:keyword>
    <ns1:coverage language="it">primo quarto, sec. XIX</ns1:coverage>
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    <ns1:description language="it">Per l&apos;immagine ad alta risoluzione, rivolgersi al Museo di Storia della Fisica museo.fisica@unipd.it</ns1:description>
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