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    <ns1:title language="it">Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, D.I.16</ns1:title>
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    <ns1:description language="it">Il manoscritto D.I.16 tramanda la Decade I e appartiene alla famiglia Λ che discende dal gruppo Y rappresentato dal manoscritto liviano 173 dell’Archivio capitolare di Valencia (Cfr. Oakley 1997, pp. 202, 203, 206). Non sono presenti annotazioni o stemmi, elementi utili per ricostruire la storia del manoscritto che a partire dal XVIII secolo figura nel fondo della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino a seguito della donazione sabauda (Cosentini 1922, p. 46, n. 396).

Illustrazione
La Decade I membranacea presenta un testo su due colonne in littera textualis ormai tarda che ha recepito l’influenza della minuscola umanistica e fu vergato da un copista di area medio-padana entro la metà del XV secolo. L’apparato illustrativo del manoscritto si apre con una grande iniziale F (Facturus) istoriata su campo in lamina d’oro e corredata da un breve fregio con foglie acuminate verdi, blu e rosa terminanti con volute a riccio rosse. Nel campo interno dell’iniziale è miniata la scena di Faustolo che ritrova Romolo e Remo allattati dalla Lupa (f. 1r) che, sebbene posta a incipit della Praefactio, raffigura episodio narrato invece nella carta successiva (f. 2r). 
Gli altri libri liviani sono introdotti da iniziali ornamentali di due tipologie: sei iniziali decorate di pennello poste a inizio dei libri dal I al V e nel VIII (ff. 1r, 14r, 28r, 43v, 54v, 87v) e quattro lettere poste a incipit dei libri VI, IX e X (f. 66r, f. 98r, f. 110v) realizzate in oro su fondo a decorazione di penna con inchiostri blu, verde e rosso, mentre è di tipologia mista quella che apre il libro VII (f. 76v).
Il codice, di recente studiato da F. Toniolo, presenta elementi stilistici e decorativi che indicano l’appartenenza all’area padana della metà del Quattrocento e più precisamente alla scuola ferrarese (Toniolo-Simeoni 2022). I confronti più rilevanti sono con la produzione di Giorgio d’Alemagna, miniatore di origine modenese ma attivo a Ferrara per la corte estense, nel periodo compreso tra il Messale di Borso, databile tra il 1449 e il 1457 (Modena, Biblioteca Estense Universitaria, ms. alfa. W.5.2 = Lat. 239) e la Bibbia di Borso, quando viene pagato nel 1458-1459 per avere eseguito il ventiduesimo quinterno del primo volume (Modena, Biblioteca Estense Universitaria, ms. alfa. V.G.12 = Lat. 422, ff. 212-221). 
L’allestimento del Livio torinese è collocabile verso la metà del sesto decennio del XV secolo, pur proponendo con cautela l’attribuzione dell’apparato miniato alla mano di Giorgio d’Alemagna, 
Le iniziali e i fregi lussuosi permettono di ipotizzare che il codice sia stato commissionato da un nobile o da un colto umanista dotato di ingenti mezzi economici e probabilmente vicino all’ambiente di corte dove sappiamo operò prevalentemente il miniatore (Toniolo-Simeoni 2022).

BIBLIOGRAFIA
-F. Cosentini 1922, Inventario dei manoscritti delle Biblioteche d’Italia, 28, Torino, Firenze. 
-S. Oakley 1997 (ed.), A Commentary on Livy. Books VI-X, I, Introduction and Book VI, Oxford.
-F. Toniolo 2004, Giorgio d’Alemagna, in Dizionario Biografico dei miniatori italiani. Secoli IX-XVI, a cura di M. Bollati, Milano, pp. 267-272.
-F. Toniolo – G. Simeoni, La Lupa con Romolo e Remo in un’inedita Decade I ferrarese e in altri manoscritti miniati tra Medioevo e Rinascimento,“Eidola”, 19, 2022, pp. 91-115.


Elenco delle miniature
-f.1r: iniziale F (Facturus) istoriata con Faustolo che ritrova Romolo e Remo allattati dalla Lupa – libro 1,4
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